IL SACRIFICIO (Andrej Tarkovskij)

Musiche dell’immancabile Bach, e del giapponese Shuso. Il film è splendido, attualissimo, ma per pochi: vi sono importanti riflessioni sulla condizione dell'uomo e della società. E sullo sfondo musicale, la passione secondo Matteo del divino Bach. 

In principio era il verbo.






TEATRO PER TUTTI!

Mi chiamo Andrea Salierno e sono un attore di Milano.
Ho cominciato a muovere i primi passi sul palco all’età di 5 anni e da lì non ho mai smesso di calcarlo.
Fin da bambino ho sempre sognato di fare questo mestiere stupendo. Crescendo e inseguendo sempre i miei sogni ho cercato di trasformare un sogno in realtà, mantenendo sempre il focus sui i miei obbiettivi senza mai distogliere l’attenzione.
Il mestiere dell’attore è difficile, ma la voglia di mettersi in gioco è sempre stata più forte di qualsiasi avversità, si può chiamare in mille modi, vocazione, essere portati, la propria strada.
In qualunque modo lo si chiami, come diceva Walt Disney: “ quello che più conta è che se lo puoi sognare, lo puoi realizzare “.






Workshop teatrale:  Due giorni di lavoro sul corpo e voce.




Condotto dall’attore Andrea Salierno.
Da sempre il Teatro è luogo d’incontro dove le persone possono tirar fuori ed esprimere le proprie sensazioni ed emozioni, condividendo insieme e vivere il “Qui ed ora”.
Il Teatro non solo forma attori, ma permette a chiunque di potersi esprimere in maniera totalmente unica ed irripetibile, attraverso esercizi, giochi teatrali, attraverso la danza ( teatro danza ), musica ( musicaterapia).
In un gruppo è fondamentale la fiducia è il rispetto della persona/e con chi ci si relaziona.



Primo giorno:



Cerchio.

Incontro con le persone e presentazione di ognuno per conoscersi.
Esercizi:
- Scrittura.
- Treaning/ riscaldamento del corpo e della voce.
- Scoperta dello spazio.
- Scomposizione corporea.
- Biomeccanica.
- Esercizi di articolazione vocale, Dizione, giochi di parole.
- Uso del Grammelot.
- Teatro danza.
- Esercizi a coppie sull’ascolto.







Secondo giorno:

Esercizi:
- Esercizio dello sguardo (uso occhi) con il compagno/a
- Lavoro sull’emozioni.
- Lavoro sull’improvvisazione scenica e ascolto con conduzione a braccio della scena.
- Esercizi sul respiro, uso corretto della respirazione ( diaframma ).
- Esercizi di sciogli lingua e articolazione vocale.
- Esercizi sull’ascolto e uso del corpo.
- Esercizio sugli animali.
- Esercizio sulla camminata ( diagonale ).
- Scrittura.


Al termine delle due lezioni, cerchio conclusivo.


The Lunch Date


(....)
La musica per film può connotare di simboli una scena, parlando nella sua lingua specifica, ad esempio il dialogo tra due personaggi può essere musicato con un brano per violino e pianoforte, appunto due personaggi, due strumenti: è quello che succede nel cortometraggio di Adam Davidson “The lunch date”, in cui un’anziana, benestante signora, finisce per condividere, per sua stessa distrazione, nel bar di una stazione, un piatto di insalata con un barbone, pensando sia quello che ha appena pagato... Un cortometraggio molto riuscito sul pregiudizio, che dimostra quanto la povertà sia invece prodiga, nonostante non abbia nulla – il barbone di colore infatti, non solo condivide volentieri la sua insalata, che è sua davvero e non della signora, che si è solo seduta nel posto sbagliato, ma lui le offre pure una calda tazza di caffè a fine pasto! – 

La musica per violino e pianoforte è “Lets be lonesome together” di George Gershwin, nella sola versione strumentale, in cui la melodia principale è affidata al violino, mentre l’accompagnamento è pianistico. 
Il brano entra in scena quando il barbone porta al tavolo due tazze fumanti di caffè, e ne offre una proprio alla signora con cui, suo malgrado, ha condiviso volentieri il suo piatto di insalata. I due sono amici ormai, hanno stabilito un legame, e la musica, rilassata, accompagna la scena conviviale, in cui la signora depone i suoi pregiudizi e manifesta buona educazione e autenticità di cuore ringraziando l’uomo, quando questi le porge una bustina di zucchero. I due arrivano addirittura a scambiarsi amabili sorrisi quando si sente fuori campo l’annuncio del treno della donna che, senza dire una parola, si alza e se ne va: la musica però non si ferma e accompagna la signora fino fuori dal bar, a simboleggiare che lei ha ancora nel cuore e nella mente ciò che ha appena vissuto, il legame incredibile e la situazione che ha esperito. La musica infatti si ferma solo quando lei torna alla realtà: il sonoro ora è solo quello della stazione, quindi rumori di scena e annuncio più forte; la signora torna sui suoi passi, perchè si rende conto di non avere con sè le borse che aveva prima... Non trovandole dove aveva pranzato, pensa subito di essere stata derubata, invece, un posto a sedere più avanti, non solo ritrova tutte le sue borse, ma anche il piatto di insalata, intonso, che aveva comprato.
Una vera lezione di vita.


"MUSICA PER FILM ORIGINALE" da "Cinema d'ascolto" di Mariangela Ungaro

MUSICA PER CINEMA: SPECIALE LUIS BACALOV


Nel Luglio 2000 la compositrice milanese Mariangela Ungaro studia Musica per film insieme al meraviglioso Luis Bacalov a Chieti.
Una formazione che cambierà per sempre il suo modo di fare musica per cinema. 


Molti anni dopo ne nacque un lavoro saggistico molto elaborato dal titolo CINEMA D'ASCOLTO, presto edito in 5 volumi.
http://mariangelaungaro.wixsite.com/stardust-art-studios/blank




Dogville


Dogville  è un film del 2003 diretto da Lars von Trier. Un film che lascia davvero sconcertati per molti motivi: le scene girate a teatro, le case del villaggio disegnate con il gesso, i rumori di scena mimati, i personaggi inquietanti, dove la moralità viene calpestata in modo indicibile, esplicitando il peggio dei bassi istinti umani, dovuti a depravazione e frustrazione, nonché malata socialità.
Tra le musiche troviamo due opere di repertorio assolutamente antitetiche:
i titoli di coda e il prologo iniziale, recitato da voce fuori campo, sono sonorizzati con la musica di Antonio Vivaldi "Cum dederit" da Nisi Dominus, RV 608, mentre i titoli di coda hanno come sottofondo una serie di foto che, al suono di Young Americans di David Bowie, indicano la chiave di lettura del film, diviso in capitoli, come si trattasse di un romanzo..Il co-protagonista del film infatti, Thomas, dice di fare il minatore, ma è un filosofo, uno scrittore e non scava in miniera, bensì in una materia ancora più dura, l’animo umano.
La musica di Vivaldi ha un ruolo fondamentale nel film: collante, descrizione, connotazione profonda e commento, e viene utilizzata in tutta la pellicola.
Anche l’inizio del secondo capitolo, con voce narrante, è introdotto da Vivaldi, che risentiamo anche dopo che il padre di Grace abbandona Dogville e la donna resta con Thomas. La musica vivaldiana funge da collante di scene, ecco perché la risentiamo quando Thomas presenta ai concittadini la povera fuggitiva, dopo il suo “sermone”, e dopo che lei viene accettata, o meglio messa in prova, di comune accordo tra gli abitanti.
La musica di Vivaldi è “a scorrimento”, ovvero, riconosciamo il suo sound antico, il suo andamento ma non si tratta di un tema reiterato, al contrario, la musica scorre in avanti nel tempo, quindi ne ascoltiamo le diverse parti in itinere, parti che evidentemente vengono sapientemente scelte per esprimere questa situazione o quello stato d’animo, man mano che il film si sviluppa. Ed ecco ad esempio che la parte delle progressioni armoniche e dei ritardi si sente mentre i cittadini di Dogville tengono Grace sotto controllo, o quando la donna apre le tende della casa del cieco (per fargli ammettere il suo problema), mentre la parte seguente, ritmata e in maggiore, sonorizza l’inizio del capitolo successivo, quando Grace tenta di rendersi utile e inizia il percorso per farsi accettare. La musica torna infatti quando Grace trova finalmente delle occupazioni.
Naturalmente i personaggi si ritrovano per deliberare sulle sorti di Grace: ascoltiamo Vivaldi mentre i personaggi si radunano, e anche dopo, quando lei si prepara, pensando di dover andare via, e trova nel suo fagotto alcuni doni di alcuni abitanti. Vivaldi è una dolce, rilassata cornice musicale. Quando la musica vivaldiana si muove su ostinato grave di archi (su ritmo minima -semiminima) Grace è nella miniera e ascolta 14 rintocchi di campana. La giovane si appresta ad andare via, ma sente il quindicesimo rintocco: Vivaldi ritorna con la sua parte maggiore e rilassata, positiva e propositiva che continua sonorizzando le scene del capitolo successivo, in cui Grace, finalmente accettata e benvoluta, lavora e si stabilisce nella nuova dimora. Arrivano però i poliziotti a lasciare avvisi con il volto di Grace: gli abitanti non sanno come agire. Il quinto capitolo è il primo a non avere l’iniziale sonorizzazione vivaldiana. Probabilmente perché da quel capitolo in avanti la pellicola volge al peggio fino al tragico epilogo. E’ il 4 Luglio e gli abitanti pranzano tutti insieme dopo aver cantato un canto nazionale, accompagnati dall’organo suonato dalla buona Marta. Torna nuovamente il poliziotto ad affiggere il volto di Grace, accusata stavolta di rapine avvenute nelle due settimane precedenti, cosa davvero improbabile perché Grace non si è mai mossa da Dogville.
Gli abitanti decidono di tenere lo stesso Grace ma a patto che la ragazza lavori di più e a meno soldi. Grace accetta e nella scena successiva la vediamo, dall’alto, muoversi tra i confini disegnati col gesso, da una casa all’altra, da un lavoro all’altro, in modo accelerato, mentre la musica di Vivaldi descrive le scene con progressioni ascendenti e ritmo più sostenuto. Lo stupro di Grace da parte di Jack, un padre di famiglia, si consuma nel più totale silenzio. Ne segue il commento vivaldiano, lugubre, minore, e con rullo di timpani, per la prima volta, come a connotare lo sdegno di tale sopruso. Alcune scene dopo, Vivaldi accompagna sommessamente il rumore delle statuine frantumate violentemente sul pavimento dalla moglie di Jack (che non sa la verità evidentemente), connotando non l’azione ma il dolore profondo e le lacrime di Grace: le statuine sono il simbolo del legame che aveva faticosamente creato con gli abitanti del villaggio. La musica vivaldiana  accompagna anche la fuga di Grace, il successivo rapporto sessuale non consensuale con il trasportatore sul camion, nonché la scena in cui la donna viene legata ad una catena come un cane. Anche le scene successive, gli stupri, le cattiverie e le molestie narrate dalla voce fuori campo, sono sonorizzate con Vivaldi, (frasi minori, rassegnate) infine l’ultima riunione sotto la prima neve. Un Vivaldi a maglie larghe, lento, quieto, ma la quiete colma di tensione prima della tempesta, accompagna le ultime speranze di Grace…Arriva infatti il gangster, ma si tratta del padre di Grace e non di un malvivente da cui lei stava scappando per aver commesso qualcosa di sbagliato… Ed è la fine di Dogville. Arriva la luna, insieme a Vivaldi, con il secondo cruciale cambiamento di luce, che illumina la verità su tutti e tutto.

Restano i latrati del cane a non risponderci se è stata compiuta giustizia o meno. D’altra parte gli umani sono creature incapaci per natura a perseguire solo il bene.

SUSSURRI E GRIDA DI PURA ARTE

Anche nel film “Sussurri e grida” (1972) con le musiche di Pierre Fournier, troviamo moltissimi elementi ricorrenti nei film di Bergman: sospiri, spasmi di dolore, grida, cui si aggiungono rumori di scena (tormenta, lancette, rintocchi d’orologio e campanelli) che hanno un ruolo molto importante; non mancano gli strumenti principali, come il violoncello, voce della morte - Sarabande dalla Suite n. 5 in Do minore, BWV 1011 di Bach, eseguita al violoncello da Pierre Fournier - , il pianoforte, suono del ricordo e della madre, nonché il carillon, suo parente luccicante, simbolo dell’infanzia perduta (con musica di repertorio, un estratto dal “Bel Danubio Blu”, a significare anche una società nobiliare finita).
Potrei azzardare che ci sono tre suoni - rumori di scena, violoncello e pianoforte (imparentato simbolicamente col carillon) - così come tre sorelle (con tre caratteri diversi, Agnese bianca e pura, Karin nera come il senso di realtà e disillusione, e Maria, rossa di capelli ma anche rossa di passione, donna aggrappata alla vita che non si arrende alla solitudine) e tre colori ricorrenti nel film – nero (morte / violoncello), bianco (purezza, ricordo, infanzia finita, spensieratezza passata, luce, esterni / pianoforte-carillon) rosso (dolore, sangue, rabbia, grida, tormenta, banalmente anche i colori delle tende / rumori di scena).

Rumore di lancette nel più assoluto silenzio, sospiri dolorosi e spasmi preludono il risveglio della protagonista; dopo nove minuti che sembrano durare un’eternità, udiamo il carillon che suona un estratto breve dal Danubio Blu di J. Strass mentre scorrono immagini di casa di bambole: tra la musica di repertorio, il celeberrimo walzer che tanta parte avrà nel cinema (pensiamo anche al film “Odissea nello spazio” di Kubrik e non solo) è simbolo di caducità dell’ancien regime ma anche, in questo peculiare caso, simbolo della fine dell’infanzia, della spensieratezza delle tre sorelle. Ora la protagonista è alla fine della sua vita, se di vita si può parlare nel suo caso.
Ogni volta che sentiamo rintoccare il vecchio orologio a pendolo, parte un feed back in cui ciascuno dei personaggi ricorda qualcosa del suo passato, o del passato dei suoi cari, in modo soggettivo, come se potessimo, ad ogni scoccar d’ora, assistere alla versione dei fatti di ciascun personaggio, comprenderlo nel profondo e perdonargli anche le scelte più aberranti.
Il primo feed back è di Agnese, la sorella che sta morendo: ella ricorda sua madre, rivive le tappe del loro incompreso rapporto; il pianoforte chopiniano - Mazurka in La minore, op. 17 n. 4, di Fryderyk Chopin, eseguita al pianoforte da Käbi Laretei - suona come malinconico commento e ricordo sommesso e lontano.
Non vi è differenza tra mondo esteriore sconquassato dalla tormenta e mondo interiore travagliato dei personaggi in scena, cui si sommano gli spasmi dolorosi e il respiro affannoso della moribonda Agnese, scandito dai rintocchi inesorabili degli orologi, gli stessi rintocchi che accompagnano la vestizione e ricomposizione del cadavere della donna.
Dopo la morte di Agnese, e dopo i personali  feed back in cui capiamo le motivazioni terribili e profonde che portano le due sorelle rimaste ad essere come sono (Karin ad esempio è borderline  e alterna, anche nel parlare, momenti di grande durezza e severità alla più esplicita depressione) le vediamo infine parlare e riconciliarsi, comprendersi, baciarsi, accarezzarsi, avvicinarsi dopo anni; non udiamo parole, vediamo solo gesti e labbra che si muovono, ma sentiamo la musica di Bach al violoncello solo: anche Agnese è con loro, simbolicamente, il dolore della sua morte le ha riavvicinate.
Riascoltiamo Bach al violoncello solo, quando Anna, la serva, resta per ultima a consolare Agnese e resta vicino alla donna dolorante fino all’ultimo. Riascoltiamo anche Chopin al pianoforte quando Anna legge il diario di Agnese, e le parole ci riportano a rivedere le tre sorelle in giardino a passeggiare, nella luce bianca della spensieratezza perduta.
Il film termina acusticamente con tre rintocchi di pendolo.


Il 20 gennaio 2005 Bergman ha ricevuto il Premio Federico Fellini - che aspira a diventare il "Premio Nobel del cinema" - per l'eccellenza della sua produzione artistica cinematografica. Il 30 luglio 2007, all'età di ottantanove anni, muore nella sua casa di Fårö, un'isola svedese del mar Baltico, lo stesso giorno della scomparsa del regista italiano Michelangelo Antonioni.


Musica Immagini e Poesia: DI MALTA - TEDDE e musiche originali di Mariangela Ungaro

In occasione della presentazione dei due libri delle poetesse Maria Teresa Tedde e Tania Di Malta,

 Mariangela Ungaro ha preparato due booktrailers dedicati ad un lavoro delle due poetesse: 

COM'ERA BELLA MARIA (DI MARIA TERESA TEDDE) 

https://www.youtube.com/watch?v=w-bHA98UL8c 

 AI MARGINI DEL CERCHIO (DI TANIA DI MALTA) 

https://www.youtube.com/watch?v=fAj_vQJLV38&feature=youtu.be 


 Vi aspettiamo alla presentazione il 6 APRILE presso il centro Cerifos di via Paisiello 24 a Milano.